Da “zìu Bartolo tre lire” a “Maestro Pasticciere”
Storia di una famiglia dedita al lavoro
“LA PASTICCERIA CAPPELLO”
Il capostipite della famiglia Cappello, Bartolomeo, era nato il 12/2/1887 a Boccadifalco, frazione di Palermo, dove aveva avviato una piccola attività di allevatore per la produzione del latte. A causa di una diatriba nata per la vendita di una pecora sul cui prezzo si era testardamente impuntato venne, da giovane, soprannominato “Bartolo tre lire”. Nei tempi passati l’assegnazione di soprannomi era di uso costante nelle borgate palermitane, come attualmente ancora accade nei paesi dell’entroterra.
Poco dopo l’inizio della 2° guerra mondiale, insieme alla moglie Provvidenza ed al figlio Giovanni, si trasferì in Corso Calatafimi a circa 50 m. da Piazza Indipendenza, zona in cui già abitava la figlia maggiore Maria Antonia convolata a nozze poco tempo prima con Giuseppe Ferruggia, pasticciere esperto, che alla fine della guerra si arruolò nel neonato corpo dei Vigili Urbani di Palermo.
Durante l’evento bellico, nell’impossibilità di poter gestire la vecchia attività, Bartolomeo Cappello inizia una piccola attività commerciale di vendita di latte, reperendolo da piccolissimi produttori di Boccadifalco, Monreale, Pioppo, unitamente alla vendita di grano, uova, ecc.ecc.
Era una piccola attività nata per la sopravvivenza e dettata da precarie disponibilità di cibo in città.
Il 29/10/1944 il figlio Giovanni convola a nozze con Assunta e va ad abitare in via Colonna Rotta n. 68. Era un appartamento al piano terreno con due grandi stanze con accesso diretto dalla strada.
Giovanni, nell’esigenza di rendersi autonomo e con l’aiuto del padre Bartolomeo, adibisce la prima delle due stanze in locale commerciale per la vendita del latte fornitogli dal padre che in quel medesimo periodo aveva acquistato un magazzino poco distante, in via G. Vulpi, in cui aveva organizzato una stalla con diverse mucche.
Il 29/10/1944 può pertanto essere individuata come la data esatta della nascita effettiva dell’attività di Cappello.
A quella attività di vendita di latte si dedicava sia la nonna Provvidenza che la nuora Assunta, mentre “zìu Bartolo tre lire” gestiva la stalla e Giovanni i rapporti con i clienti ed i fornitori di latte, attività resasi necessaria subito dopo a causa della crescente richiesta e dell’aumento del giro di affari.
L’attività di vendita e la gestione della latteria era portata avanti quasi esclusivamente da Assunta, moglie di Giovanni, che malgrado negli anni fosse divenuta madre di otto figli, si barcamenava con grandi sacrifici fra le esigenze della famiglia e quelle del negozio, che nel frattempo era stato ampliato assorbendo anche la seconda stanza, con l’aiuto della suocera Provvidenza.
L’alba era l’ora di inizio del lavoro giornaliero ed il tramonto la fine.
La signora Assunta ancora oggi ricorda lo sforzo ed il sacrificio che doveva affrontare per lasciare i figli a casa, poco distante, affidando i più piccoli alle figlie più grandi.
Già agli inizi degli anni sessanta, chiusa la stalla anche per esigenze igieniche subentrate con l’urbanizzazione, la latteria continuò la sua attività unitamente a quella di piccolo bar per la mescita di caffè e cappuccini, ed in estate, di gelato, rigorosamente artigianale.
E’ sempre nonna Assunta che materialmente inizia l’attività relativa ai gelati coadiuvata dal figlio più grande Bartolomeo junior e dal piccolo Salvatore che studiava all’istituto professionale nel corso per elettricisti, mentre il marito Giovanni si occupava sempre delle relazioni con i fornitori e presienzava la cassa.
“Zìu Bartolo tre lire” anziano, ritiratosi da ogni attività, muore nel 1969 e nel 1972 il “nipotino” Salvatore già elettricista diplomato inizia a lavorare nel negozio a tempo pieno in seguito all’allontanamento del fratello Bartolomeo, dedicatosi ad altre attività, e della madre Assunta sofferente ed avanti negli anni.
Nel frattempo la latteria ha preso più connotazione di bar ed a questo punto scatta una molla. Lo zio di Salvatore, Ferruggia Giuseppe, consiglia al nipote di iniziare ad avviare l’attività di piccola pasticceria insegnandogli la preparazione dei notissimi “cannoli siciliani”, del buccellato, delle genovesi, etc…Salvatore in pochi giorni diventa un esperto e, a poco a poco, nasce in lui una passione che lo coinvolge e lo pervade. Di tanto in tanto chiede allo zio ex pasticciere qualche consiglio, si informa con altri, cerca di crearsi una piccola cultura per fare il salto di qualità. E’ la sua pervicacia che lo premia, la sua passione che lo sorregge ed i risultati che lo spingono. Dopo un paio d’anni nasce un piccolo laboratorio nel retrobottega e giorno dopo giorno cominciano a spuntare nel banco dolci sempre nuovi: le cassate, i bigné, i profitterol, le torte gelato e così via sino a dover acquisire il locale attiguo onde consentire alla clientela, sempre crescente, di poter trovare un ambiente accogliente.
Salvatore è innamorato del suo mestiere. Diventa un esperto, inizia a specializzarsi frequentando corsi specifici anche all’estero. Maestro Cioccolatiere, Maestro Pasticciere, inventa nuovi dolci, li crea come fossero opere d’arte e talvolta si duole doverle dar via ai suoi affezionati clienti.
Invitato più volte alla trasmissione TV “Uno Mattina” viene conosciuto da tutta l’Italia.
Giovanni junior, figlio di Salvatore, frequenta l’alberghiero ma è più attratto dal lavoro del papà che dai libri ed anche lui pervaso dalla passione inizia l’arte più “dolce” del mondo.
Diventa anche lui un “piccolo maestro pasticciere junior”, concorre a concorsi internazionali e si sforza di raggiungere il papà guardando con un sorriso la foto, appesa in alto nel grande e moderno laboratorio, del bisnonno che non ha mai conosciuto, “zìu Bartolo tre lire”.
